https://www.russia-italia.com/viewtopic.php?f=10&t=11890&p=6680730#p6680730
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gringox
02 Aprile 2010, 11:20

Re: Esplosioni Nella Metropolitana Di Mosca,ancora Incerto Il Numero Delle Vittime
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Io credo che sul piano strettamente umano si debba soltanto stare zitti e rispettare la sofferenza di chi è stato toccato da questo atto di barbaro terrore. 

Sul piano sociale e di analisi è giusto invece porsi domande e tentare di darsi risposte.

Se parliamo di atto di terrorismo, io ritengo che qualunque siano le risposte, l'atto di terrore compiuto nei confronti di gente inerme era, è, e resterà sempre una grande bastardata!
Chiunque la compia, per qualsiasi ragione, per qualsiasi fede politica, religiosa, per ottenere qualsiasi risultato...quando si tocca gente inerme è da condannare, senza “se” e senza “ma”.
Se queste azioni servono esclusivamente per seminare il panico e il terrore e hanno come unico scopo quello di dimostrare qualcosa, io le condanno fermamente! 

Se parliamo di guerra allora il discorso cambia. La guerra è un'altra cosa. Io ho il massimo "rispetto" per la guerra, nel senso che la guerra fa parte delle relazioni tra popoli e quindi delle relazioni umane, sin dall'inizio dei tempi. Ed in guerra si muore; in guerra ci si spara, si combatte...la guerra nella sua atrocità mette a confronto popoli in armi e le vittime ci sono su tutti i fronti.
Certo la guerra spesso giunge tra la popolazione civile e spesso la popolazione civile piange le sue vittime...anche questo è un aspetto tragico, ma fa parte della guerra. In guerra - e questo soprattutto nell'ultimo secolo lo si è visto - non ci sono solo gli eserciti, ma c'è l'intero popolo. E un popolo in guerra significa un popolo pronto, anche psicologicamente, ad affrontare le situazioni che da essa ne derivano.
Ma la guerra ha anch’essa delle “regole”, un modus operandi, se vogliamo un’etica…si fonda su delle motivazioni, siano esse territoriali, siano esse economiche, siano esse religiose…

Seguendo questo ragionamento allora, in un certo senso, si potrebbe spiegare l’attentato di Mosca e gli altri attentati, inserendolo in un contensto di “guerra” tra una comunità umana (i terroristi) da una parte, e il mondo “democratico” (in questo caso la Russia) o cmq occidentale, dall’altra. E dunque le azioni terroristiche sono viste come azioni di guerra compiute verso un popolo e uno Stato ritenuto nemico. E dall’altra parte la ormai “di moda” propaganda della “guerra contro il terrorismo” sia di marca americana che di marca russa, non fa altro che ribadire che anche per questi Paesi si tratta di una guerra, diversa da quelle “tradizionali”, ma pur sempre guerra.

E allora ecco che se siamo in guerra, beh…a questo punto, ci si può aspettare azioni di questo genere da parte dell’avversario (i terroristi). Esse sono l’espressione di un modo di combattere diverso da quello tradizionale, poiché diverse sono le condizioni…
Ma allora, conseguentemente, il Paese che subisce questi attacchi non deve gridare all’attentato e all’atto di terrorismo, bensì deve interpretarlo e chiamarlo “atto di guerra”.
E se è atto di guerra, allora è anche giusto reagire e colpire il nemico che compie questi atti (cioè i terroristi). In questo modo innescando però un meccanismo a catena in cui è difficile vederne la fine.
E se è guerra, essa in qualche modo deve prima o poi portare ad una soluzione del problema. 

Ma per giungere ad una soluzione del problema, occorre anzitutto capire quale sia il problema. L’ottenimento di uno Stato (da parte dei terroristi) per far sì che in quello stato nuovo ci viva un popolo, liberato dal giogo di un altro popolo? (es: Cecenia indipendente, liberata da Russia?) Oppure il problema non è lo Stato, bensì una concezione di superiorità di una delle parti (musulmani) che vuole imporre la sua verità e il suo modello agli altri Paesi? Oppure il problema è una risorsa economica (es: petrolio) che una parte di uomini vuole gestire per il proprio tornaconto a discpito di altri uomini che al momento la gestiscono? E dunque non un desiderio di autodeterminazione?

Concludo dunque con due domande: è giusto parlare di guerra? La Russia è un Paese in guerra? L’america è un Paese in guerra? Esiste la guerra al terrorismo? Si possono definire i terroristi come una parte in guerra?

E poi: che obiettivo ha questo “combattere”, e da una parte, e dall’altra? E chi ha iniziato questa guerra?


Sono problematiche complesse che toccano temi profondi, quali la religione, le usanze, la sovranità, il territorio, l’economia…


Gringox


