https://www.russia-italia.com/viewtopic.php?f=40&t=8264&p=6626515#p6626515
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Ospite
21 Ottobre 2008, 14:20

Re: Ucraina A Rischio Default!
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[quote user="gringox" post="6626426"]LLa rRussia purtroppo è messa male anche lei attualmente...
Gringox[/quote]

Carissimo scusa ma non sono assolutamente d'accordo, la situazione russa e ben diversa da quella ucraina, lo testimoniano fior di esperti internazionali.
Ti assicuro che la situazione economica REALE ha visto semplicemente una (PIU` CHE GIUSTA) contrazione del credito che ha contribuito a fare un po' di pulizia sul mercato.
Le imprese (serie) russe e non, vivono e proliferano ed il futuro non ha nubi all'orizzonte.
Giusto per piacerer di cronaca cito:

[i][b][[color=darkblue]Il tracollo della Borsa non sfiora il Cremlino[/b]
I crack economici visti da Mosca
Astrit Dakli

Anche se il colpo è stato duro, il terremoto finanziario di settembre che ha fatto perdere alla Borsa di Mosca oltre la metà del valore record raggiunto in maggio non sembra aver finora prodotto conseguenze apprezzabili sul piano economico e sociale; men che meno su quello politico. Il governo russo ha buttato in pasto alle maggiori banche nazionali alcune decine di miliardi di dollari - circa 60 - pescandoli dalle sue abbondantissime riserve valutarie (la Russia è il terzo paese al mondo per quantità di riserve, dopo la Cina e l'insieme dei paesi del Golfo); ha salvato un paio di banche meno importanti che erano sull'orlo del collasso (guardacaso, due banche in cui due alti papaveri del governo stesso hanno interessi...); e ha preso alcune altre misure di stabilizzazione che per ora sembrano funzionare. Nel giro di pochi giorni la Borsa ha riguadagnato una parte delle perdite e la situazione appare adesso relativamente stabile. I commentatori occidentali restano scettici sulla tenuta finanziaria del paese, mentre i loro colleghi russi si mostrano al contrario decisamente ottimisti. Chi ha ragione? Il terremoto era stato provocato dalla concomitanza di vari fattori. In primo luogo, l'onda d'urto globale della crisi finanziaria americana - nel caso della Russia, un'onda più psicologica che reale, visto che l'unica ad essere davvero esposta verso il sistema bancario statunitense era la Banca centrale. In secondo luogo, il brusco calo del prezzo internazionale del petrolio. In terzo luogo, il ritiro dalla Russia di molti investitori stranieri, spaventati dall'immagine oltremodo negativa che governi e media in Occidente hanno dato del paese in seguito alla guerra d'agosto con la Georgia. Gli effetti di questi fattori sulla Borsa sono stati poi amplificati dalla natura stessa del mercato finanziario russo, quasi interamente speculativo e connotato dall'assenza pressoché completa di investitori di lungo periodo, privati o istituzionali, che altrove contribuiscono alla stabilità dei corsi. Nessuno dei fattori citati, di per sè, ha infatti serie ripercussioni dirette sull'economia russa - non immediate, almeno. Il bilancio dello stato per il 2009 prevede un passivo solo se il prezzo medio reale del petrolio sull'arco dell'anno dovesse scendere sotto i 70 dollari a barile (ora stiamo sui 95); la fuga di capitali è stata tutto sommato modesta e non ha riguardato i progetti industriali in corso; quanto alla Borsa, si può dire che per il momento le perdite reali più serie siano toccate proprio agli investitori stranieri, che sono in definitiva i detentori della maggior parte del patrimonio azionario complessivo negoziato alla Borsa moscovita. Della popolazione russa, si calcola che meno del tre per cento abbia una qualche partecipazione al sistema di risparmio e investimenti che ruota intorno alla Borsa. E le banche principali, quelle dove si concentra il risparmio, per il momento tengono abbastanza bene. Fatto sta che nessuno degli indici di consumo ha subito i drastici tagli visti in Occidente. Anzi, le previsioni sono che quest'anno la Russia diventerà il primo mercato dell'auto europeo (nonché il primo produttore) superando la Germania: indice certo dello scarso impatto della crisi globale nel paese. Del resto, non si ha sentore di un aumento della disoccupazione né di una stasi (che pur dovrà verificarsi, prima o poi) del frenetico mercato immobiliare; né infine il « credi t crunch » che sta provocando danni enormi in paesi come la Gran Bretagna o la Spagna potrebbe qui avere effetti paragonabili, visto che in Russia il sistema dei mutui e in genere del credito al consumo non ha un'ampiezza e un'incidenza neanche lontanamente simili a quelle in uso in Occidente (e in particolare negli Stati uniti). Basti pensare che la maggior parte degli acquisti - anche di beni costosi - avviene ancora per contanti; persino gli immobili vengono acquistati prevalentemente in cash, senza ricorso al credito. Il governo, almeno in apparenza, sembra in grado di affrontare con calma la situazione; e la sua «naturale» propensione al controllo di stato sulle attività strategiche, anche attraverso la creazione di enti appositi, troverà facilmente applicazione anche in questo caso (con orrore delle lobby neoliberiste anglosassoni e dei media da queste influenzati). Già ora, del resto, il principale istituto di credito del paese, Sberbank, è controllato dallo stato. Il Cremlino ha fatto sapere ieri che la crisi finanziaria globale avrà sul prodotto interno lordo del paese un impatto inferiore all'1 per cento - ancora largamente compensato da ritmi di crescita che restano (dati di luglio) superiori al 7 per cento annuo. Le riserve valutarie sono ancora molto consistenti e il surplus commerciale non sembra destinato a ridursi significativamente nei prossimi mesi, nonostante le minacce di sanzioni economiche ventilate da qualche leader occidentale. Al contrario, appare più probabile un taglio delle importazioni russe dall'estero: sia per effetto dell'inflazione ancora forte, sia perché molto dell'import riguarda beni di consumo non strettamente necessari o comunque facilmente sostituibili da equivalenti russi (tipico l'esempio del pollame americano, di cui la Russia è il primo importatore). Infine: se nel generale e catastrofico affondamento della presidenza Bush dovesse maturare, in Europa come negli stessi Stati uniti, un ripensamento globale dei rapporti internazionali, questo non potrebbe che portare vantaggi a Mosca, in termini di allargamento degli investimenti stranieri e di sviluppo dell'economia, conseguenze naturali del miglioramento di un clima politico oggi più freddo di quanto non sia mai stato negli ultimi vent'anni. Che questa sia la direzione, almeno nel breve-medio periodo, lo si nota già ora da diversi segnali: per esempio è notevole che il massimo centro di analisi militare dell'Occidente, l'Istituto studi strategici di Londra, abbia deciso in questi giorni di schierarsi contro l'allargamento della Nato a Ucraina e Georgia e a favore di un rapporto migliore con Mosca.

-http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Settembre-2008/art59.html[/color][/i]

Un saluto.

Sky.

P.S.: Scusa se per ragioni di tempo (e per non incorrere in vecchie diatribe) non scrivero` oltre.[color=#3300ff][/color]


