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Ospite
03 Settembre 2006, 23:23

Re: SCATOLA ARMONICA
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[color=#b20000][b]Elvira, una moglie del Sultano Bey Mustafà, è infelice e si lamenta perchè il suo sposo non la ama più. Il buzzone Mustafà invece vuole rimaritare sua moglie a Lindoro, uno schiavo italiano catturato di recente. Lindoro, fatto appunto schiavo tre mesi prima lasciando l'amata in Italia. Mustafà in compenso di Elvira, vuole trovare una ragazza italiana. Nel frattempo Lindoro è molto triste e pensa solo della sua amata Isabella lasciata in Italia. Intanto su di una spiaggia ci sono i rottami di un vascello naufragato, con varie persone che vi si aggirano intorno disperate. All'arrivo dei corsari, vengono catturati tutti, e fra i prigionieri si trova anche Isabella, giunta fin lì a cercare il suo amato Lindoro.
Nel palazzo del Sultano Isabella incontra il suo Lindoro, ma loro sono prigionieri e qui cominciano varie peripezie. In breve, tutto si fa un gomitolo di vicende e di sofisticherie, di bischizzo e di abbindolamento. Insomma tutto si confonde. Mustafà fa un'offerta a Isabella, ma Lindoro gli dice che Isabella spasima per lui, ma per renderlo più degno del suo amore vuole che il sultano sia insignito del titolo di Pappatàci. Gli spiega graziosamente quali siano le mansioni di un Pappataci: mangiare, bere, dormire, godersi la vita. LA PROVOCAZIONE GRATUITA. 
Isabella vuole liberare tutti gli italiani, che saranno presenti alla cerimonia del conferimento del titolo, alcuni vestiti da Pappataci, altri già pronti a scappare. Così quando arriva Isabella seguita dagli schiavi italiani, sono tutti pronti per la fuga. Mustafà e il corteo dei Pappataci guidati da Lindoro. Il neofita viene abbigliato adeguatamente, e recita la formula del giuramento. Segue un rinfresco durante il quale Isabella e Lindoro se l'intendono fra loro, ma l'accigliato Mustafà viene richiamato da Lindoro al giuramento dei Pappataci (veder e non veder, sentir e non sentir...) e quindi i due uomini si dedicano alle pietanze. Compare ora un vascello: gli schiavi vogliono salpare, Lindoro e Isabella si accingono a partire. 
Gli italiani se la filano. Adesso però anche il sultano si accorge di essere stato gabbato, ma le sue guardie sono tutte ubriache e a lui non resta che tornare alla sua sposa. 
Mustafà è ASINO.

La stupenda opera di Gioacchino Rossini, "L'Italiana in Algeri", probabilmente la migliore di tutte, forse dopo il suo Barbiere.
La musica è geniale, piena di burlesca e umorismo. Ci sono le arie e duetti brillanti, c'è da cantare ed anche da ascoltare. Ma malgrado tutte le apparenze l'opera è molto difficile da eseguire. Rossini, uomo allegro e robusto, proporre enigmi ai cantanti. Per cantare quasi tutte le parti si devono avere le voci specifiche, le cosìddette "voci rossiniane" e prima di tutto deve essere la voce del tenore, il tenore leggero, rossiniano, come per esempio aveva Luigi Alva o ora ha un tenore peruviano Juan Diego Florez. Non tutti i tenori sono capaci di cantare il repertorio rossiniano. Dei tenori di questo tipo ce ne sono pochi. La stessa cosa con le voci femminili. Il mezzosoprano deve essere particolare, il mezzosoprano coloratura che è una rarità eccezionale. Si deve qui ricordare di Teresa Berganza, della famosissima cantante spagnola che era specializzata in Rossini. Purtroppo ultimamente si può ascoltare nei teatri mondiali "L'Italiana in Algeri", ma senza quelle voci rossiniane, anche se quando canta Florez è sempre la festa.  

Vronskij[/b][/color]


